Montmartre su gigantestudios.it

Montmartre
4 maggio 2021

Montmartre di Gaia Favaro e Gianfranco Vitti (qui il libro) su gigantestudios.it

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Siamo probabilmente invisibili a chi non pone attenzione ai dettagli. Siamo lì che guardiamo tutto, mentre cadiamo leggeri sui tetti dopo l’aver volteggiato nel vento. Lucille ci osserva danzare e noi ci fermiamo nel suo stesso riflesso in una pozzanghera, tra i suoi appunti presi su un foglio di carta, tra le pagine di un libro e la gente che ci viene incontro.
Nel leggere e sfogliare l’opera a fumetti di Gaia Favaro e Gianfranco Vitti si ha la sensazione di trasformarsi nella complessità delle emozioni vissute dalla protagonista Lucille Morel, giovane ragazza ventenne appena trasferita nell’artistico quartiere parigino di Montmartre per proseguire i suoi studi.
Grazie all’introspezione di cui si impregnano le parole e le illustrazioni, ci si immerge nelle storie di un luogo che diventano pennellate in grado di arricchire uno spazio comune che ci consentirà di conoscere gli scatti fotografici catturati dalla Polaroid di Gogol il bizzarro e saggio (a modo suo) clochard, le linee di fumo delle sigarette di Aline l’indisponente vicina, l’inflessibilità dell’uggiosa e anziana proprietaria di casa, l’intrigante collega di corso Marta Perez e il burbero artista di strada Pierre Faur con la sua strana abitudine di leggere sui tetti. Eppure in questa storia dove nessuno è quello che sembra e dove tutti hanno una destinazione, c’è una continua connessione tra le parti: tra chi, in continua lotta con se stesso, ha paura di ricominciare e chi troverà il coraggio di ritagliarsi un proprio spazio vitale dove poter iniziare un nuovo viaggio.
Ci si perde tra le vie di un quartiere, tra i profumi dolci dei macarons, i disegni e i vecchi vinili esposti in una bancarella, le pennellate di colore e le vetrine illuminate di un bistrò e ci si ritrova sugli scalini che portano alla maestosa Basilica del Sacro Cuore o in metropolitana nel comprendere una scelta a dispetto di un’altra, nel far sì che qualcosa o qualcuno possa portarci un altrove. E come ci insegna questa storia: “capita di non essere più soli e di esserlo sempre…” in un momento, per un giorno, per lunghi anni fino a quando non ritroviamo ciò che siamo e vogliamo essere.
Siamo probabilmente invisibili a chi finge di non viverci pienamente. Siamo le foglie che cadono o quelle appena nate sui rami, siamo le gocce di pioggia o l’acqua di un fiume, siamo il dettaglio di un’opera d’arte o il sorriso di un clown, siamo i tratti di un disegno o le luci di una giostra, siamo il ricordo indelebile e nitido di un viso… siamo gli artefici del nostro destino, siamo forse le emozioni incontrollabili e libere di capitare nelle nostre stesse vite…
Di una cosa sono certo, in queste pagine respirerete un connubio perfetto e affascinante tra parole e immagini che vi restituiranno una rara profondità poetica. Che sia per voi una buona lettura, ma soprattutto un buon viaggio tra contrapposizioni e sentimenti.

 

Grande come… su Rosicchialibri

26 aprile 2021

Grande come… di Dario Campo e Ale Puro (qui il libro)
su Rosicchialibri

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Un GRANDE albo illustrato per capire come si diventa GRANDI.

Ma cosa serve per essere grandi?

Quando si hanno sette anni anche se si mangia molto non si cresce granché, a differenza di un albero della stessa età…

Il protagonista di questo libro vuole crescere, magari essere come un gigante che guarda tutto dall’alto e che arriva fin sopra le nuvole per non bagnarsi la testa quando piove. Prova anche a sentirsi grande come un orso, ma non sembra funzionare (gli orsi sono decisamente sgraziati).

Allora si interroga su cosa sia la GRANDEZZA, che non è un concetto solo fisico, ma anche sociale: ci si può sentire grandi quando si è connessi agli altri, oppure si può crescere “dentro” leggendo molti libri.

Sono tutte imprese lodevoli, ma la GRANDEZZA sicuramente è qualcosa di più.

E quindi?

E quindi bisogna aspettare l’amore per capirla veramente!

Un libro perfetto per analizzare il concetto di grandezza: grande è colui che cresce, che diventa alto e che, come un gigante, gioca nel mare come se fosse una vasca da bagno, ma grande è anche colui che crea legami o cerca di accrescere la propria cultura. E poi ci sono i sentimenti, quelli talmente forti da far sentire immenso chi li prova, proprio come l’amore. L’amore però si incontra mentre si aspetta di diventare grandi, magari proprio in biblioteca, dove non si può parlare, ma si può leggere e soprattutto si possono scrivere quelle parole imparate lungo il cammino, parole che rimbombano in un cuore sempre più GRANDE.

E’ vero che si può crescere in altezza, ma è “ciò che sentiamo dentro di noi che ci fa sentire grandi”.

Un albo dai disegni semplicissimi che affronta un tema complesso con tutte le sue sfaccettature pur mantenendo un tono scanzonato e un’impostazione grafica per più piccoli (grazie ai disegni dello street artist Ale Puro) che non fanno altro che esaltarne la poesia.

E per voi che cos’è la grandezza? Cosa vi serve per sentirvi grandi?

H!

Bibi e il lupo su Una yogi in liber-tà

Bibi e il Lupo copertina
9 aprile 2021

Bibi e il lupo di Eric Englebert illustrazioni di Claude K. Dubois (qui il libro)
su Una yogi in liber-tà

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Letture per sonni tranquilli con “Bibi e il lupo” edito da Lavieri

Per molti bambini il momento di andare a letto è tutt’altro che naturale e tranquillo, ma ci possono essere tanti piccoli trucchi a iuti per renderlo più facile e dolce. Noi per esempio:

  • non guardiamo film agitati o che trasmettano negatività con Virginia
  • la sera evitiamo spuntini o dolci
  • la cameretta deve essere a posto prima di dormire, in modo da trasmettere calma
  • appeso sopra il letto c’è un acchiappasogni, che al bisogno attivo con filastrocche magiche
  • ad accompagnare il sonno di Virginia ci sono quasi venti pupazzi, che ogni sera le danno la buona notte in modo diverso (questo è compito del papà, io mi spengo prima e arrivo a sera sicuramente meno…paziente :p)

Anche la lettura può aiutare in questo compito. Quindi oggi vi parlo di “Bibi e il lupo” edito da Lavieri, di Eric Englebert e Claude K.Dubois. E’ un albo da leggere ai piccolissimi lettori per rassicurarli e fargli capire che spesso le nostre paure non sono fondate.

È l’ora di dormire, ma Bibi sente un rumore. Mamma! Cosa c’è nell’armadio? E dietro le tende? Meglio dare un’occhiata, ma non c’è niente.
Ma… cosa c’è sotto il letto? Un mostro o un lupo?

Ma sotto il letto di Bibi non c’è un mostro cattivo o un lupo feroce, bensi un simpatico lupo che al posto delle caprette adora mangiare le torte. Non si può avere paura di un lupo goloso? Ecco il segreto per sonni tranquilli.

Le illustrazioni di Claude sono di una dolcezza infinita, e trovo sempre utile per le letture ai piccolini, l’utilizzo di caratteri in stampatello maiuscolo, in modo che possano iniziare a seguire insieme all’adulto ciò che viene letto.

I capelli rossi di Tori su il Salotto del gatto libraio

I capelli rossi di Tori
7 aprile 2021

I capelli rossi di Tori di Chae Jeong-taek e Yoon Young-cheol (qui il libro) 
su il Salotto del gatto libraio

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“I capelli rossi di Tori” un albo edito da Lavieri che suggerisce come sdrammatizzare per far sparire l’imbarazzo

Ve le ricordate le spille per i capelli a fiocco con cui ci mandavano a scuola negli anni ’80? Io ne ho tenuti un paio, e mia figlia inizia a guardarmi storto se solo mi avvicino a lei con un fiocchetto alla mano. In effetti, con quei fiocchi in testa mi sentivo un po’ la piccola Tori, i miei capelli non erano fiammeggianti e pazzerelli come i suoi, ma una bimba un po’ maschiaccia infiocchettata…la vergogna era dietro l’angolo.

E anche Tori, con i suoi capelli indisciplinati, che a scuola cambiano forma ad ogni lezione, ha voglia di chiudersi a riccio. M i suoi compagni possono cancellare la sua vergogna e la sua difficoltà, e anzi stupirla con acconciature bizzarre e divertenti.

Ci vuole così poco per ingigantire qualcosa che non ci piace di noi (o degli altri), ad aversela a male per un difetto o per una presa in giro. Ma ci vuole altrettanto poco per riderci su e tornare a sorridere insieme ai compagni e agli amici.

E così possiamo mostrare ai nostri bambini tra le pagine di questo albo rosso Ferrari, che a volte particolari che per noi possono sembrare tremendi per gli altri forse non sono così importanti, e quello che conta è stare insieme e magari riderci su.

I capelli rossi di Tori su Una yogi in liber-tà

I capelli rossi di Tori
1 aprile 2021

I capelli rossi di Tori di Chae Jeong-taek e Yoon Young-cheol (qui il libro) 
su Una yogi in liber-tà

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“I capelli rossi di Tori” un albo edito da Lavieri che suggerisce come sdrammatizzare per far sparire l’imbarazzo

Ve le ricordate le spille per i capelli a fiocco con cui ci mandavano a scuola negli anni ’80? Io ne ho tenuti un paio, e mia figlia inizia a guardarmi storto se solo mi avvicino a lei con un fiocchetto alla mano. In effetti, con quei fiocchi in testa mi sentivo un po’ la piccola Tori, i miei capelli non erano fiammeggianti e pazzerelli come i suoi, ma una bimba un po’ maschiaccia infiocchettata…la vergogna era dietro l’angolo.

E anche Tori, con i suoi capelli indisciplinati, che a scuola cambiano forma ad ogni lezione, ha voglia di chiudersi a riccio. M i suoi compagni possono cancellare la sua vergogna e la sua difficoltà, e anzi stupirla con acconciature bizzarre e divertenti.

Ci vuole così poco per ingigantire qualcosa che non ci piace di noi (o degli altri), ad aversela a male per un difetto o per una presa in giro. Ma ci vuole altrettanto poco per riderci su e tornare a sorridere insieme ai compagni e agli amici.

E così possiamo mostrare ai nostri bambini tra le pagine di questo albo rosso Ferrari, che a volte particolari che per noi possono sembrare tremendi per gli altri forse non sono così importanti, e quello che conta è stare insieme e magari riderci su.

Montmartre su maurovalentini.it

Montmartre
30 marzo 2021

Montmartre di Gaia Favaro e Gianfranco Vitti (qui il libro)
su maurovalentini.it

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Due artisti che si incontrano.

Due stili, due modi di raccontare storie, uno con matita e pastelli, l’altra con la penna. Tutti e due con il cuore.

Questa è in estrema sintesi la causa e l’effetto di “Montmartre” (Lavieri edizioni) Graphic Novel che sancisce come si è detto la stretta collaborazione artistica tra Gianfranco Vitti e Gaia Favaro, entrambi di Taranto.

Entrambi talentuosi narratori di storie, in questo libro alle prese con un racconto che avvolge per delicatezza e profondità, scritta e visiva.

Lucille si trasferisce a Montmartre dalla provincia francese e si ritrova presto immersa nella poetica complessità del quartiere parigino. Montmartre la accoglie e quasi la sovrasta con i suoi colori, le vie affollate e i tanti incontri buffi e sorprendenti come quello con la scorbutica padrona di casa con la maglia dei Pink Floyd, o con Gogol il clochard e soprattutto con Pierre, artista di strada.

Ma il passare dei giorni rivela un inaspettato filo conduttore della sua vita parigina: una particolare solitudine che, privata della comune connotazione negativa, sa essere spazio dove vivere il calore di impreviste amorevoli amicizie, dove scoprire e comprendere vite diverse dalla sua.

Una sorta di Amelie in disegni e parole verrebbe da dire

Dove Lucille troverà il suo spazio e la sua dimensione sciogliendo quei nodi dell’anima che le impedivano l’inizio di un nuovo viaggio. E di un nuovo amore?

Una storia profonda e delicata, si percepisce, soffusa dal tocco magico della matita di Vitti, la poetica di Gaia Favaro, una poetica, e una matita che conquisteranno il lettore e che rendono questo prezioso libro trasversalmente amato dai cultori del fumetto e della prosa.

Un’opera che mi ha rapito, riportandomi tra quelle vie di quel quartiere dove ho lasciato il cuore e dove grazie a Vitti e Favaro l’ho ritrovato.

Mauro Valentini

Per fare una famiglia su TGR Basilicata

Per fare una famiglia su TGR basilicata
25 gennaio 2021

Per fare una famiglia di Mario Pennacchio e Richolly Rosazza (qui il libro)
su TGR Basilicata (servizio di Grazia Napoli).

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L’imprevisto 2 su Il salotto del gatto libraio

8 dicembre 2020

L’imprevisto 2 di Erika De Pieri su Il salotto del gatto libraio.

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RECENSIONE

Dal dizionario-imprevisto: Non previsto, che giunge quindi inaspettato o di sorpresa. Chiara spiegazione si ciò che accade al protagonista della storia. Io lo definirei CAMBIAMENTO.

Nasciamo e di fronte alle esperienze della vita modifichiamo i nostri comportamenti, adattiamo le nostre azioni e formiamo la nostra personalità. Tutto però ha un tempo che non sempre è lineare. 

 Durante l’infanzia le nuove avventure divertono e sono accompagnate da mani forti che sorreggono. In adolescenza siamo spaventati perché tutto cambia, tutto si modifica e prepariamo la mente e il corpo a una nuova vita. E in età adulta? Tutto potrebbe sembrare più facile, siamo noi gli artefici delle nostre decisioni… il protagonista della storia capirà che la vita può presentarsi con prove difficili ma spesso incorniciate da risvolti fatti d’amore. 

Un testo che aiuta i bambini a non aver paura di quello che verrà… perché la vita è cambiamento ad ogni età.

A volte ci piacerebbe guardare il mondo che passa dalla finestra ma alla lunga diventerebbe un panorama noioso.

 

 

I viaggi del barone di Münchhausen su Il salotto del gatto libraio

Viaggi del barone di Munchhausen

23 ottobre 2020

Viaggi terrestri, marini e lunari del barone di Münchhausen di Gianluca Caporaso e Sergio Olivotti su Il salotto del gatto libraio.

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RECENSIONE

Ogni volta che ho tirato in ballo il Barone di Münchhausen con i miei amici o con mio marito, sono sempre stata derisa perché tutti erano convinti che fosse un personaggio della mia fantasia e io lì incredula ogni volta a descrivere sia il film che il romanzo. Da piccola infatti non so perché ma avevo proprio una fissazione per questo personaggio tanto che mi feci regalare anche la videocassetta ma sono state veramente troppe le volte in cui ho visto questo film che alla fine, con mio sommo dispiacere il video registratore, strumento diventato ormai un reperto storico, ha deciso di bruciarmelo.

Ma chi è il Barone di Münchhausen? Il personaggio del Barone di Münchhausen nasce dalla fantasia di un ufficiale tedesco, Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen, conosciuto anche come il Barone di Münchhausen, che per intrattenere i suoi amici, si divertiva a rievocare le sue imprese in guerra e a trasformarle nelle più inverosimili avventure.

Seguendo quindi le avventure del Barone di Münchhausen sarà inevitabile trovarvi ovunque, anche sulla luna, a vivere avventure improbabili, pericolose ma anche molto fantasiose come prendere al volo una palla di cannone o di uscire da una palude in cui era caduto afferrandosi  e tirandosi semplicemente su dai capelli. Insomma di stramberie ne vedrete tante perché sono storie in cui il fantastico si mescola con l’esagerato e la realtà diventa quasi surreale, affascinante e divertente. Che personaggio il Barone di Münchhausen vero?!!

 

Grazie a Viaggi terrestri, marini e lunari del Barone di Münchhausen sono ritornata nuovamente quella bambina affascinata e meravigliata davanti a tanta simpatia. Questa della Lavieri editore infatti è una versione veramente unica dove le assurde gesta del Barone vengono narrate in rima e accompagnate da delle illustrazioni fantastiche.
La collaborazione tra Gianluca Caporaso e Sergio Olivotti infatti ha dato vita ad un piccolo capolavoro capace di rendere, attraverso l’immagine e le rime, la satira e l’ironia che contraddistinguono questo personaggio.

Dirò di un viaggiatore
e delle sue avventure,
bizzarro narratore
di luoghi e di creature.

Per mare, terra o in volo
vagò su ogni vettura,
in compagnia o da solo
scampando a ogni sciagura

 

 

 

Bibi e il lupo su il salotto del gatto libraio

Bibi e il Lupo copertina
15 luglio 2020

Bibi e il lupo di Eric Englebert illustrazioni di Claude K. Dubois (qui il libro) su il salotto del gatto libraio.

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Hola miei Piccoli lettori,
oggi Alessandro ci parlerà di un testo capace di aiutare non solo i bambini, ma anche i genitori, a capire l’importanza di accogliere tutte le nostre emozioni.
Un rito è sempre un rito. Ci fa sentire sicuri, scandisce le nostre giornate e ci accarezza dolcemente con un arrivederci al giorno nuovo.
E così che comincia questa storia: il rito della buona notte!
Mamma capretta chiude il libro, accosta la porta e…
Cosa potrà mai accadere di così spaventoso?
Perché la piccola capretta non riesce a dormire?
Questo è un testo che aiuta non solo i bambini ma anche i genitori a capire l’importanza di accogliere tutte le nostre emozioni. Paura, rabbia gioia fanno parte delle emozioni primarie e sono definite come stati transienti e quindi non duraturi. È importante  riuscire a capire cosa proviamo attraversando e decodificando le emozioni che sono in grado di provocare cambiamenti di tipo fisiologico e non solo.
Cosa succede ai bambini quando la porta della cameretta si chiude? Il loro pianto è frutto di quello che gli adulti definisco “capriccio”? Come possono sconfiggere la paura?
Dominare questo genere di emozione è difficile. Di fronte a una grande paura, ci si può sentire paralizzati, incapaci di reagire e in certi casi si finisce con il continuare a provarla anche dopo essere usciti da una situazione di pericolo. Il ricordo può scatenare un senso di ansia generalizzata. 
Sopprimere la paura non è quindi la soluzione giusta per affrontare le nostre giornate. Rimandare l’analisi di questo sentimento non corrisponde a una soluzione corretta per il nostro organismo.
Bibi, così si chiama la capretta protagonista della storia, scoprirà grazie al sostegno della mamma che non per forza quello che ci spaventa sia fonte incessabile di negatività.
Attraverso un tuffo nella paura si possono trovare “amici” speciali utili ad accompagnare il nostro percorso.
Attraverso la paura si scopre il coraggio.
E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.
(Paolo)

Il sogno dell’elefante su Milkbook

Il sogno dell'elefante
14  luglio 2020

Il sogno dell’elefante di Sarah Khoury (qui il libro)
su MILKBOOK

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La storia delicata e impalpabile di un sogno nel sogno, di un desiderio di leggerezza e libertà, di ali che facciano volare e cambiare prospettiva.

Nel 2019 è uscito per Lavieri il nuovo lavoro scritto e illustrato da Sarah Khoury: “Il sogno dell’elefante”. Non si tratta questa volta di un inedito viaggio di Ciacio, la serie cui l’autrice si è principalmente dedicata tra il 2011 e il 2018 e che l’ha resa nota al grande pubblico.

L’orsiglio esploratore mette però il suo zampino anche in questo albo; chi ha letto le sue avventure può infatti facilmente riconoscere Ciacio e la sua padroncina nell’illustrazione del frontespizio, proprio all’inizio del libro: qui troviamo un disegno a matita blu che ritrae una bimba con il codino mentre riposa serena sotto alle coperte. Alla sua sinistra, sbuca dal lenzuolo il nasino di un coniglietto (o forse… di un orsiglio?!) che dorme accanto a lei, poggiando la testolina e le sue lunghe orecchie sul suo stesso cuscino.

Inizia proprio così la storia, dal sonno di questa bambina e dal suo sogno.

È lei stessa a raccontarcelo:

Una notte ho sognato un elefante.
Non era niente di speciale:
era grosso, goffo e pesante
[…].
Ma dentro… dentro
si sentiva diverso.
Aveva un sogno.

L’elefante sogna di sentirsi piccolo, leggero e agile

L’elefante sogna di trovarsi in un luogo molto più grande di lui, in cui potersi sentire “piccolo piccolo”; sogna un “vento fresco” capace di blandire anche la sua pelle coriacea; sogna di poter “ascoltare i grilli e cantare alla luna”, come farebbe un poeta, sotto ad un cielo trapunto di stelle.

È un sogno di tenerezza, di piccolezza e di poesia, un sogno che parla di ricerca di sensazioni nuove, fino ad allora precluse, e di libertà anche dai vincoli della propria stessa natura. Per far questo l’elefante:

aveva bisogno solo
di un paio d’ali.

Sarà proprio la bambina ad entrare nel sogno per aiutarlo a fabbricare due alucce, all’apparenza fragili e sproporzionate per difetto ma capaci di sollevare il pachiderma dal suolo e fargli spiccare il volo. L’elefante può sperimentare ora tutto quello che cercava. Soprattutto, ora ride e si sente felice.

Due ali per sentirsi felice e libero

L’elefante si trova alla stessa altezza degli uccelli che gli volano accanto e lo guardano curiosi; ma quando si alza da terra lui “ronza”, dice il testo, evocando qualcosa di ancor più piccolo e lieve delle rondini che lo attorniano.

Nei del libro in effetti l’elefante è rappresentato come un esserino davvero piccolo, sembra un insetto, e il suo stesso volare è raffigurato con le tipiche linee curve e tratteggiate che si usano per disegnare la traiettoria di api, mosche e insetti in generale. Nel risguardo finale gli elefantini-insetti sono diventati tre, in cordata uno dietro l’altro con il più grande in testa, quasi che la conquista del primo stia facendo da traino anche ad altri.

Un sogno nel sogno…

Il libro parla di un sogno, quello dell’elefante, dentro ad un altro sogno, quello della bambina, in un gioco di rimandi tra i pensieri, i desideri dell’uno e dell’altra. In questo gioco possono forse starci anche quelli dei lettori che in chiusura vengono a loro volta invitati a chiudere gli occhi e ad abbandonarsi al sogno.

Pur volendo stare in guardia da qualsivoglia forzatura interpretativa e psicologistica, che per altro mi sembra del tutto aliena dagli intenti dell’autrice, non si può fare a meno di chiedersi a chi, nella storia, appartengano in definitiva questi desideri di trasformazione, di libertà, di leggerezza e se non siano anche un po’ nostri e in fondo di tutti, prima o poi.

La tecnica illustrativa è la stessa che avevamo imparato a conoscere nei libri di Ciacio, strati sovrapposti e ripetuti di colore acrilico e matita colorata, forme morbide e tondeggianti. Qui i contorni di alcune figure appaiono sfumati, il che accentua la suggestione onirica dell’insieme. Sfondi rosati e privi di esplicita ambientazione si alternano a scenari scuri, notturni e ben collocati (la foresta, il cielo stellato…). Da quando l’elefante spicca il volo si assiste, tavola dopo tavola, ad un progressivo imbrunire: dai toni di intenso azzurro si passa via via ad un cielo che si rabbuia col calar della notte.

L’ultima tavola illustrata, una luminosissima luna piena sulla quale si staglia la silhouette di un elefante alato, è molto bella e cinematografica, rievoca in effetti un altro e più celebre volo, stampato nell’immaginario collettivo: quello di un bambino e di una strana creatura extraterrestre in sella ad una bicicletta.

Scena tratta da E.T. l’extra-terrestre, film di fantascienza del 1982 diretto da Steven Spielberg.

Questa illustrazione ben si presta al finale del libro e anche ad un finale di giornata: chiudiamo il libro e chiudiamo gli occhi. In quarta di copertina si parla in effetti de “Il sogno dell’elefante” come di un “libro della buonanotte”; pur prestandosi molto bene all’accompagnamento al sonno, a mio avviso l’albo supera di gran lunga questa classificazione.

Consigliato dai 3 anni.

Tecniche di basso livello su Puntocritico2

Tecniche di Basso livello
6 marzo 2020

Tecniche di basso livello di Gherardo Bortolotti  su Puntocritico2

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   Ho letto Tecniche di basso livello di Gherardo Bortolotti. ho scritto 5 impressioni utilizzando twitter. ho scelto 5 fotogrammi dal testo di Bortolotti. dal flusso. in 4 compaiono 4 persone. è un’esperienza. non è un esperimento. il quinto logogramma è diverso dagli altri 4. io è noi.

5 fotogrammi dal testo di Gherardo Bortolotti

156. Nonostante le poche presenze nella galleria dei suoi ricordi, bgmole aveva la certezza di un certo patrimonio in vita vissuta. Nelle frazioni di tempo allucinatorio che precedevano il sonno, mentre le immagini delle sue associazioni mentali si susseguivano, come gli effetti di un’ignota routine psichica, ogni tanto percepiva una porzione del contorno di questa o quell’altra forma generale del suo desiderio, del modo in cui avrebbe voluto che la sua vita fosse andata.

201. Trovandosi implicato in un apprendistato continuo, in una formazione permanente delle proprie opinioni, kinch vedeva infittirsi le possibili occasioni di fallimento. Seduto in salotto, guardando il telegiornale in attesa della cena, si chiedeva a che ridicola percentuale si riducesse la sua conoscenza del mondo.

53. hapax preferiva il tepore delle lenzuola, il fondo dei cassetti, gli scorci dietro i caloriferi. Durante i suoi viaggi attraverso l’appartamento, si riposava nei pressi di particolari d’arredo secondari, in pianure tranquille ai piedi dei battiscopa dove, dalla strada, si disegnavano losanghe di luce nella polvere.

196. Nel corso del suo passaggio terreno, eve frequentava persone con cui condivideva gusti nel vestiario, posizioni politiche, la percezione di aver sprecato la propria giovinezza. Nel corso di conversazioni serali, in bar affollati per l’aperitivo, le sfuggivano espressioni di vecchie mode linguistiche, legate a lontane stagioni di diverse amicizie, di altre preferenze musicali.

14. A novembre ci perdevamo nei quartieri periferici, dopo il lavoro, lungo i marciapiedi delle villette a schiera, seguendo i segni di qualche divinità del vespro. Negli scaffali dei supermercati, le dichiarazioni di un progresso tuttora in corso. Leggevamo on line le notizie con un senso di distacco maggiore del previsto.

5 impressioni

Bortolotti ha scritto un testo in cui la cronologia salta e la narrazione diventa architettura urbana. bgmole, eve, kinch e hapax mostrano il luogo come un transito da vuoto a vuoto. la profondità è tutta in superficie. il colore dei pensieri ha la forma di foglie ammonticchiate.

Tecniche di basso livello è la generazione che vive il divenire adulto in una generazione in cui l’adultità non ha lo stesso connotato che aveva la generazione precedente. i film. tele-previsione. le città del capitale. l’abito che non abito più slarga la percezione del presente.

soprattutto nei particolari di un passeggiata. negli angoli dei battiscopa. nelle periferie di uno sguardo che lascia l’occhio ma vi ritorna dopo una giornata di lavorìo sinestetico. nel silenzio colmo di attesa che prepara la giusta parola. sunyata: vuoto che nutre. soprattutto.

ikea e telegiornali. meditazione e aperitivi. mtv e l’immigrazione. colloquio con la persona. una società ideale senza classi. vestiti bene. come percepire gli errori e la distrazione. Bortolotti parla oltre il concetto di persona e frammenta le visioni personali in infinitesimi.

in mezzo alle cose appare la rete. matematica della sensazione. diversità di visioni da corpi che riempiono divani. uffici. letti. vestono firme. accudiscono suoni. accarezzano video di passati privati. di futuri non spendibili in sogni. è un dato di fatto. che il libro va letto.

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Intervista a Lavieri su Gufetto press

Più libri più liberi, Roma

 

Intervista a LAVIERI EDIZIONI @ Più libri più liberi:
la convergenza fra letteratura e illustrazione

Dentro la Nuvola abbiamo avuto modo di fare qualche domanda a Marcello Buonomo di Lavieri Edizioni, una casa editrice dal catalogo legato all’illustrazione di qualità nelle sue molteplici sfaccettature: fumetto, graphic novel, illustrati per tutte le età, con un occhio all’autorialità delle proposte.

Lavieri, presenza ormai fissa della fiera della piccola e media editoria, rappresenta una delle tante case editrici che, proponendo pochi nuovi titoli l’anno, lavora moltissimo sulla selezione di prodotti di qualità. Per dirla con una metafora dello stesso Marcello Buonomo: fanno come certe anatre che sembrano tranquille su un placido lago, mentre sotto la superficie dell’acqua ‘pedalano’ a gran ritmo.

In particolare, ci dicono allo stand, gran parte del lavoro è selezionare titoli che possano incontrare i gusti di un pubblico che va dai bambini ai loro genitori, a cui vengono forniti titoli che possano adattarsi, senza limiti d’età, a ognuno dei loro figli, o loro stessi.

Buongiorno Marcello. Partiamo da cosa è uscito di nuovo quest’anno per Lavieri.

Le novità sono rappresentate innanzitutto da TRAM! di Ilaria Cairoli e Alberto Casagrande, un illustrato ispirato ad una storica linea di tram di Milano oggi sospesa, che probabilmente verrà incontro alla nostalgia di chi quella linea la conosceva bene.
Daniela Pareschi, invece, ex scenografa per cinema e tv, è autrice di una riscrittura del Brutto Anatroccolo di Andersen, dalle immagini molto potenti, che abbiamo presentato a Torino.
Gianluca Caporaso e Sergio Olivotti tornano alle radici del mito del Barone di Munchhausene dei suoi viaggi ‘terrestri, marini e lunari’ con una versione in rima e immagini, mentre Laura Carusino, autrice per l’infanzia, oltre che noto volto de l’Albero Azzurro della Rai, insieme a Erika De Pieri, sono le autrici di Eglefino cha cha cha, vero e proprio racconto di formazione su un simpatico, strano personaggio che cerca il suo posto nel mondo delle fiabe. Ci riuscirà quando capirà quale sia il suo vero talento.

Infine, il ritorno di Massimiliano Frezzato con un vecchio progetto che avevamo nel cassetto, recuperato perché il suo prossimo titolo non uscirà in tempo per quest’anno: La Guida del Tamarro del Dott. Dubacqun manuale per essere i perfetti interpreti dello spirito dei nostri tempi. L’autore si chiede provocatoriamente: a che serva essere educati e per bene quando il vizio e la maleducazione sono diventati i veri valori? Pensare è inutile, siamo alla fine del mondo e tanto vale accelerarla! Ovviamente con l’ironia e le simpaticissime tavole di Frezzato.

Fra gli illustrati per bambini, un’altra uscita di quest’anno è Il sogno dell’elefantedi Sarah Khoury. Sarah è l’autrice della serie di successo del coniglietto Ciacio, da noi pubblicata. Il sogno dell’elefante è slegato dalla serie di Ciacio, anche se il coniglietto appare in un piccolo cammeo. È un racconto molto originale e interessante in cui una bambina ha un sogno nel quale c’è un elefante che sogna a sua volta, ed ha degli splendidi disegni.

Come abbiamo appena visto, il vostro catalogo si colloca a cavallo fra graphic novel e libro illustrato. C’è una ‘zona di separazione’? Dove inizia l’uno, dove finisce l’altro?

Non individuiamo una cesura fra questi generi e cerchiamo di non avere soluzione di continuità. Fin dall’ inizio della nostra attività abbiamo cercato di proporre insieme  letteratura, libri per bambini e fumetti, anche quando qualche osservatore la giudicava una cosa ‘folle’ o destinata al fallimento. In effetti, mantenere questa linea, nella quale abbiamo sempre creduto è stato inizialmente molto duro. Tuttavia, nel lungo termine, abbiamo dimostrato di avere visto giusto. Gli illustrati di alta qualità hanno contribuito molto a trainare il resto della nostra offerta e questa commistione di generi e tecniche è una tendenza ormai diffusa.

Massimiliano Frezzato, nostro autore di punta, è stato non a caso uno dei precursori di questo ‘crossover’ fra fumetto e illustrati per bambini.

Parlando proprio di autori, sicuramente nel vostro catalogo ci sono nomi già affermati e noti agli appassionati. Avete anche una vocazione da ‘talent scout’, cercando di scoprire o promuovere nuovi artisti nel campo della letteratura disegnata?

Se possiamo, sicuramente è un’attività che svolgiamo. Come già detto, abbiamo scelto di essere molto selettivi e di non eccedere un dato numero di nuovi titoli ogni anno, generalmente una quindicina, fra i quali favoriamo le opere degli autori già nel nostro catalogo. Se possiamo, però, cerchiamo di selezionare e pubblicare qualcosa fra il molto materiale che ci arriva da nuovi autori. Anche in questi casi, con un occhio al mercato e a quello che funziona delle nostre proposte, dobbiamo purtroppo scremare, talvolta fra tante cose che ci piacciono.

Grazie delle risposte e buon proseguimento di fiera!

Grazie a voi!

I viaggi del Barone di Munchhausen su BusCrossing

Viaggi del barone di Munchhausen
15 ottobre 2019

Viaggi terrestri, marini e lunari del Barone di Munchhausen di Gianluca Caporaso e Sergio Olivotti su BusCrossing.

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Aiaccio su LettureSconclusionate

Aiaccio, by Biagio Russo, ill. Daniela Pareschi
22 dicembre 2018

Aiaccio di Biagio Russo e Daniela Pareschi su LettureSconclusionate, Blog di Simona Scravaglieri.

Versione web

“Aiaccio”, Biagio Russo e Daniela Pareschi – La magia della fiaba moderna…

Stamattina mi sono alzata così, con il peso di tutto quello che devo finire di fare, di leggere, di scrivere. Ho anche un discreto mal di gola che non mi abbandona. Fuori il tempo è grigio e nuvoloso e io non ho praticamente alcuna voglia di uscire di casa. Così in barba ai due saggi, tre romanzi che fremono per essere finiti ma che, immancabilmente, ogni volta che apro vengo interrotta, ho allungato la mano sulla pila degli acquisti di Più libri Più liberi 2018 – sì, sono divisi, disposti in maniera sconclusionata ma ci sono zone diverse, per le edizioni di Più libri, nelle mie librerie!- e ho preso “Aiaccio” consegnatomi da Lavieri, l’editore, per il quale la favola diventa opera arte. Lui come al solito mi ha detto “Leggilo!”.
Ecco l’ho letto. E altro che favola, questo è un vero e proprio racconto breve. Uno di quelli seri, di quelli che non hanno bisogno di pagine e pagine per raccontare un mondo. Con il compendio delle immagini, si smussano gli angoli un po’ taglienti, si guadagna un po’ di aria tra un paragrafo e l’altro.

“Aiaccio” è il protagonista di questa storia. Lavora in un circo e fa il pagliaccio, circondato da tanti animali. La storia si apre alla fine di uno spettacolo, la folla ride e Aiaccio un po’ si stupisce, non è nato per quel lavoro ma in tutto quello che fa ci si impegna. Solo che Aiaccio è sempre un po’ triste, anche se il tempo cura le ferite, sembra sempre che, seppur circondato di animali che lo seguono affettuosamente, quella mancanza di parole e quello sguardo melanconico vogliano ancora ripercorrere quella storia lontana, della ragione che lo ha portato a fare il pagliaccio.

Prima di andare avanti, devo specificare una cosa importante per capire un po’ questo libro. Marcello Lavieri e sua moglie Rosa, sono due tipi molto particolari: loro non amano le storie che iniziano con “C’era una volta…” perché per i bambini e i ragazzi si può pretendere di più dalla letteratura odierna. Devo ammettere che leggendo i loro libri ho scoperto che questa cosa, che credevo un po’ impossibile, invece è possibilissima. Ne escono fuori dei libri che a volte fanno pensare che siano troppo impegnati per i bimbi e che invece questi ultimi amano e chiedono continuamente di rileggerli. Stessa accortezza viene messa nei disegni in cui si rinuncia al tratto facilone e bidimensionale di certi testi che riportano i fumetti più in voga in TV. I bimbi dovrebbero pretendere altro e i genitori, come lo sono anche i Lavieri, dovrebbero farlo per loro.

Quindi quando aprirete questo libro vi troverete un racconto narrato in maniera precisa che racchiude in poche parole un mondo: la storia di Angel che diventa Aiaccio, la storia di un amore e di una panchina. Vi ritroverete a fare da spettatori ad uno spettacolo, ad ammirare le pieghe di un tendone da Circo e a sperare che Aiaccio si riprenda dal suo dolore. È una storia elegante che non ha termini difficili ma porta con se tante emozioni, “da grandi”, spiegate con semplicità. Il lieto fine c’è ma come insegnano Russo e Pareschi, il lieto fine si presenta quando tu non ti sei arreso, quando hai trovato comunque la tua strada, coltivi le tue amicizie. Gli amici non hanno bisogno di sapere nel dettaglio, come gli animali da circo che fanno da sfondo a questa storia, sanno quel che passi perché quando si è amici ci si conosce a fondo e si impara a sapere che significa un sorriso o un silenzio.

È una bellissima storia quella di Aiaccio, adatta a tutti, e che per la prima volta forse da quando sbircio le favole per bambini, non mette in difficoltà nemmeno i genitori nel dover spiegare il senso dell’emozione, perché è già lì, nelle tavole che arricchiscono il volume, disegnate da Daniela Pareschi e tra le righe di Biagio Russo. Una nota sulle immagini che si può osservare anche dalla copertina è per la particolare tecnica di ottenere la tridimensionalità degli spazi usando o no i contorni, le figure in primo piano sono definite nello spazio proprio evidenziando i contorni proprio come farebbe un bambino che prima disegna i contorni delle cose e poi le colora e alla fine completa il disegno disegnando il contesto. È una selezione ovvia per loro, prima stabiliscono hi o casa ci deve essere e poi utilizzano il contesto per inserirlo in uno spazio.

La Pareschi utilizza la stessa tecnica tirandone fuori delle raffinatissime tavole che si arricchiscono anche di qualche trucco in più ,come l’utilizzo della grana della carta che diventa un ulteriore modo per creare piani diversi e il colore, che devo ammettere non so se siano pantoni o acquerelli secondo me la seconda delle opzioni, che non vengono passati totalmente ma mantengono quell’aura di imperfezione che rende l’insieme più morbido e piacevole, coordinato alla sgranatura della matita che delinea gli spazi. Insomma, guardatelo se vi capita in libreria, ed è molto probabile che non lo metterete poi più giù.

E, dannatamente come al solito, Lavieri aveva ragione, mi scoccia un po’ ammetterlo, ma valeva proprio la pena di leggerlo, talmente tanto che sto qui a scriverlo a voi.

Buone feste e buone letture,
Simona Scravaglieri

Speciale PLPL: Lavieri edizioni su Roma03

Speciale PLPL: Lavieri edizioni su Roma03

 

Speciale PLPL: Lavieri edizioni, libri per bambini pieni di avventura, ironia, bellezza… anche da appendere!

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